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Possibilità di rimborso delle eccedenze d’imposta sui conferimenti nella società in accomandita per azioni

Wojciech MATUSZCZAK
consulente fiscale, Junior Tax Manager presso RSM Poland

La questione delle ritenute dell’imposta su atti di diritto privato (di seguito denominata dal polacco “PCC”), come aumento di capitale nella società in accomandita per azioni (di seguito “S.a.p.a.”), fa sorgere dubbi già da qualche tempo. In caso di conferimenti e dell’eventuale sovraprezzo nella S.a.p.a., il problema consisteva nel determinare l’imponibile, tra il valore nominale dei conferimenti che vanno ad accrescere il patrimonio sociale e il valore dell’aumento del capitale.

Modifiche dell’atto costitutivo e la PCC

In conformità all’art. 1, comma 1, lettera k) della legge sull’imposta su atti di diritto privato (di seguito denominata dal polacco “UPCC”), modifiche all’atto costitutivo sono soggette all’imposta in questione. Va sottolineato che, conformemente alle disposizioni del diritto societario polacco, per atto costitutivo si intende sia un atto costitutivo di una società di persone, che quello di una società di capitali come: società a responsabilità limitata, per azioni, o in accomandita semplice per azioni.

In caso di società di persone, per modifiche all’atto costitutivo si intendono: il conferimento o un suo aumento, che va ad accrescere il patrimonio sociale o il capitale sociale, un finanziamento concesso alla società da un socio, i versamenti in conto capitale, i beni o titoli concessi in comodato gratuito alla società da parte di un socio. In caso di società di capitali, nella categoria di modifiche all’atto costitutivo rientra l’aumento del capitale sociale mediante nuovi conferimenti, riserve statutarie o versamenti in conto capitale.

S.a.p.a. – più società di persone che di capitali?

S.a.p.a. è un’entità giuridica con delle caratteristiche molto particolari. In conformità alle disposizioni del diritto societario polacco è una società di persone, però dotata di alcuni tratti tipici delle società di capitali (come ad esempio l’esistenza del capitale sociale). Come già accennato prima, nelle società di persone, è il valore dei conferimenti ad essere soggetto all’imposta su atti di diritto privato. Mentre in caso di società di capitali l’imposta in questione viene applicata al valore nominale dell’aumento del capitale. L’eventuale sovraprezzo, da accantonare a riserva legale, non è imponibile.

Fin d’ora le autorità fiscali tendevano a sostenere la tesi, secondo cui il notaio ha pienamente ragione considerando, in caso di S.a.p.a, come base imponibile anche la parte del conferimento accantonata a riserva statutaria. Come esempio si può citare, tra l’altro, l’interpretazione individuale rilasciata dal Presidente della Camerale Fiscale di Katowice, l’organo sorvegliante le agenzie delle entrate della regione di Katowice, del 30 aprile 2014 con il n. IBPBII/1/436-48/14/MZ. Dello stesso parare erano i tribunali amministrativi – la sentenza del Tribunale Regionale di Stettino del 12 febbraio 2014, con il n. di fascicolo: I SA/Sz 1166/13.

Invece, il Tribunale Amministrativo Regionale di Cracovia nel ricorso tra un contribuente e il Ministero delle Finanze, con la decisione del 12 aprile 2013 (n. di fascicolo I SA/Kr 188/13) ha formulato la domanda pregiudiziale alla Corte di giustizia dell’Unione europea (di seguito denominato dal polacco: TSUE). Ha chiesto se la S.a.p.a., in conformità all’art. 2 comma 1 lett. b) e c) della Direttiva 2008/7 del 12 febbraio 2008 concernente le imposte indirette sulla raccolta di capitali, può essere considerata una società di capitali se dalla sua forma giuridica risulta che solo una parte del capitale e dei soci può soddisfare condizioni previste dal sopraindicato principio (ricorso n. C-357/13 Drukarnia Multipress Sp. z o.o. w Krakowie contro il Ministero delle Finanze). Questa controversia risale al momento dell’applicazione della direttiva del Consiglio 2008/7/CE nel diritto polacco. TSUE ha chiesto l’opinione all’avvocato generale (M. Niilo Jaaskinen) che il 19 dicembre 2014 ha presentato il suo parere secondo il quale l’art. 2 comma 1 lett. b) e c) va interpretato in modo seguente: la società in accomandita per azioni del diritto polacco, oggetto del ricorso, la cui solo una parte del capitale e dei soci può soddisfare condizioni dei detti principi, ai sensi della Direttiva 2008/7 dovrebbe essere considerata una società di capitali. In pratica, le sentenze del TSUE è spesso conforme all’opinione dell’avvocato generale.

Qual è la possibilità di ottenere il rimborso dell’imposta sui conferimenti

Pertanto l’esito positivo del ricorso sopradescritto rilasciato dal TSUE può aiutare contribuenti a ottenere il rimborso della PCC pagata in eccesso pari alla sottrazione tra il valore reale del conferimento o l’importo nominale dell’aumento del capitale.

In casi simili si vede recentemente una tendenza alle sentenze dei tribunali amministrativi con esito positivo, come p.es. la sentenza del Tribunale Regionale Amministrativo di Łódź dell’11 febbraio 2015, con il n. di fascicolo I SA/Łd 1265/14, in cui il tribunale ha pronunciato quanto segue: “per fini dell’imposta sui conferimenti, S.a.p.a, in conformità della Direttiva 2008/7/CE, dovrebbe essere considerata una società di capitali, il che permette di sostenere che solo la parte del valore reale del conferimento cha fa aumentare il capitale sociale nella società in accomandita per azioni è soggetto all’imposta. “

Spero che l’opinione rilasciata dall’avvocato generale e le ultime sentenze dei tribunali amministrativi influenzino il parere del Ministero delle Finanze che attualmente è d’accordo con gli organi fiscali e successivamente porti anche la possibilità di ottenere il rimborso dell’imposta pagata in eccesso.

Anche oggi è possibile presentare la domanda del rimborso dell’imposta eccessivamente pagata, però vale la pena aspettare la sentenza del TSUE. Dopo la sentenza che metterà in rilievo la non conformità dei principi polacchi con le direttive dell’unione europea, al contribuente spetteranno gli interessi del pagamento eccessivo per il periodo in cui i suoi soldi erano a disposizione dello stato ovvero a partire dalla data del pagamento dell’imposta.

Se invece, presenteremo la domanda del rimborso prima della sentenza del TSUE e l’esito sarà positivo, gli interessi, li otterremo solo se l’organo fiscale non ci pagherà nei termini previsti dalla legge. Però in questo caso, gli interessi sono calcolati dalla data delle presentazione di domanda di rimborso.