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Documentazione sul transfer pricing vs. la società di persone

Mateusz CHŁOSTA
consulente fiscale, Junior Tax Manager presso RSM Poland

Da qualche tempo l’obbligo di predisporre la documentazione su operazioni infragruppo o con parti correlate, che vedono coinvolte società di persone, dà fastidio ai contribuenti. È richiesta o no? Ecco la questione! – proprio con questa sentenza shakespeariana si può descrivere al meglio il problema cha affronta la maggioranza dei contribuenti.

Obbligo di predisporre la documentazione esiste o no?

Il problema era stato ancora più intricato fino alla fine del 2014 quando non era del tutto chiaro se la tipologia delle operazioni effettuate dalle società di persone potesse essere verificata dalle autorità fiscali, e di conseguenza se esse potessero determinare il reddito del contribuente (p.es. del socio) o no. Tale potere delle autorità fiscali gioca un ruolo fondamentale nella valutazione dei rischi fiscali. Uno dei migliori modi per minimizzarli è una documentazione più esauriente possibile, messa a punto da professionisti. E qui si nasconde il problema. Da una parte le società di persone non sono (e non sono mai state) obbligate a predisporre la documentazione sul transfer pricing. In conformità alla normative vigente, tale obbligo spetta ai contribuenti, e le società di persone non sono soggette all’imposta sul reddito delle società (ad esclusione della società in accomandita per azioni). È importante perché il legislatore usa liberatamene termini come contribuente, soggetto nazionale, soggetto straniero, parte correlata…senza dare importanza al fatto che non siano termini uguali tra di loro. Nell’art. 9a del decreto legislativo sull’IRES (art. 25a del decreto legislativo sull’IRPEF), che indica chi e quando è obbligato a predisporre la documentazione sul transfer pricing, è menzionato contribuente. Invece l’art. 11 del decreto sull’IRES (art. 25 del decreto sull’IRPEF) che disciplina, tra l’altro, il problema della correlazione, parla di soggetto. A questo punto, l’obbligo di predisporre la documentazione, che ovviamente scatta in casi previsti dalla legge e di fronte ad un certo valore dell’operazione, potrebbe gravare solo sui soci delle società di persone, ovvero sui contribuenti soggetti alle imposte sul reddito. D’altra parte, anche di fronte alla mancanza dell’obbligo di predisporre la documentazione, alcuni tribunali amministrativi hanno riconfermato il diritto delle autorità fiscali ad effettuare una verifica di operazioni con parti correlate società di persone, perché dal principio non risulta che stabilite o imposte condizioni si riferiscano solo a determinate condizioni delle operazioni effettuate tra le parti correlate. È richiesta solo una questione che risulta dalla posizione del detto principio: un soggetto nazionale che in conformità dell’art.11 del decreto sull’IRES viene classificato come parte correlata, sia il contribuente dell’imposta sul reddito dalle società (Tribunale Amministrativo Regionale in Poznań nella sentenza del 13.10.2012 n. I SA/Po 526/10). Ecco quale era il messaggio: “Caro Contribuente, stai effettuando un’operazione con oppure tramite una società di persone, non ti preoccupare, non devi predisporre la relativa documentazione. Tuttavia, non rimanere sorpreso se verificheremo il carattere dell’operazione e determineremo il tuo reddito (e tu non avrai nessun’arma per difenderti)”.

Predisporre la documentazione come modo per salvarsi

Ovviamente, la situazione descritta sopra, è stata presentata in maniera semplificata. In realtà di fronte a tale situazione il contribuente non rimarrà totalmente indifeso. In caso di un controllo fiscale potrebbe usufruire delle numerose prove che avrà a portata di mano (sempre a patto che non decida di voler comprovare che il controllo sia privo di ogni fondamento giuridico). Non c’è dubbio che una documentazione sul transfer pricing, predisposta con il dovuto anticipo, sarebbe l’arma di difesa migliore per il contribuente. Visto quanto sopra, molti contribuenti, anche senza avere l’obbligo di predisporre la documentazione, hanno deciso di farlo. Tanto per essere sicuri.

A partire dal gennaio 2015, il problema di cui sopra, non è più attuale perché il legislatore ha precisato quale soggetto nazionale e estero possa essere ritenuto come parte correlata. In questo gruppo di “fortunati” rientra una nuova categoria fatta da entità non dotate di personalità giuridica quali proprio società di persone. Così, le operazioni che vedono coinvolte società di persone (p.es. un’operazione intervenuta tra una srl e una società di persone, operazioni intervenute tra due società di persone, operazioni tra una società di persone e un suo socio) possono essere oggetti di un controllo da parte delle autorità fiscali. Analogamente, come è stato fin d’ora, l’obbligo di predisporre la documentazione sul transfer pricing grava sui socie della società di persone e non sulla società stessa.

Una novità introdotta dalla modifica dell’art.9a del decreto sull’IRES (art. 25 del decreto sull’IRPEF) è costituita dall’obbligo di predisporre la documentazione sul transfer pricing per “un’operazione”, intervenuta tra i contribuenti collegati, della stipula di un contratto sociale, dal quale nasce un’entità non dotata di personalità giuridica, un’impresa comune, o un altro contratto simile. A prima vista può sembrare che le autorità fiscali cerchino di determinare il carattere delle condizioni dei contratti stipulati e in particolare dei principi relativi ai diritti dei soci (parti del contratto), alle partecipazioni agli utili e perdite della società. È possibile realizzarlo? È una buona domanda alla quale cercheremo di rispondere nei prossimi post. Al momento si può citare il testo della canzone del gruppo polacco Piersi: Będzie! Będzie zabawa! Będzie się działo! che in italiano suonerebbe: Ci divertiremo! Ci divertiremo un sacco!